Movimento per la rinascita delle foreste e della montagna

Uniona Forestali d'Italia

A gennaio del 2017, e precisamente il primo del mese, la storia del Corpo Forestale dello Stato si è conclusa.

Nessuno ha voluto oppure ha saputo fornire, al personale ed alla Nazione, le motivazioni di tale atto. Ci si è limitati a dichiarare che si sarebbe realizzato un ipotetico ed opinabile risparmio di spesa pubblica. Qualsiasi massaia potrebbe quantificare, invece, la portata del danno alla spesa pubblica.

Nessuno ha potuto imputare, al C.F.S. , motivazioni di demerito da cui si sarebbe potuta rilevare l’opportunità di una tale soppressione. L’attività svolta a presidio del territorio ed a custodia del patrimonio silvo-pastorale non sono stati sufficienti, insieme ad una miriade di altre pregevoli attività, a far desistere il Governo dal realizzare la soppressione.

La gloriosa Bandiera, pluridecorata, è stata ammainata senza alcuna cerimonia , non gli è stato riconosciuto nemmeno l’onore delle armi, è stata ammainata in modo furtivo, di nascosto come se ci si vergognasse delle medaglie al valor militare ed al valor civile di cui si fregiava. Siamo convinti che un tale trattamento è immeritato e vergognoso; neanche coloro che hanno portato disdoro alla Nazione hanno avuto un tale trattamento.

Come un fiammifero ha capacità di distruggere un bosco cosi un Decreto ha avuto la capacità di disperdere duecento anni di storia, di attività sul territorio.

Per questi motivi riteniamo doveroso svolgere una azione di acquisizione e conservazione del lavoro svolto in circa due secoli di storia e tramandarlo alle generazioni future.

Il territorio collinare e montano, che è circa il 70% del territorio nazionale, è stato defraudato di un articolato ed altamente specializzato componente dello Stato. Il controllo del territorio svolto, da un corpo tecnico, di supporto alle popolazioni locali non può essere surrogato dall’attività di un corpo militare prettamente di polizia che ha come scopo principale la repressione di reati; il bosco e la montagna non ne ricevono alcun giovamento. Il bosco non può essere complementare ad una attività repressiva cosi come imposto dal D.Leg.vo n.177 del 2016 . Il bosco non può trovare spazio in un presente ed in un futuro privo di orizzonti e pieno di insidie che aprono la strada all’abbandono ed al degrado. Il bosco è lo strumento essenziale, non solo per produrre la materia prima rinnovabile ma anche per garantire le ricchezze immateriali dei servizi ecologici, paesaggistici, idrologici e la biodiversità.

Il bosco è la cassaforte della biodiversità.

E’ necessario ripensare il bosco come una entità che va gestita con metodi e con specifiche logiche culturali ed ambientali che sono propri di una professionalità tecnica forestale, questa è la sfida dei prossimi venti anni. La visione del bosco e della montagna dovrà, in un futuro più o meno prossimo, rispondere a logiche funzionali ad un idoneo utilizzo della pianura che si protegge in montagna. La filiera legno dovrà, in tempi brevi, definire la propria politica nazionale ed internazionale in considerazione, anche, che l’import del legname rappresenta la seconda voce del deficit nazionale. Auspichiamo che le molteplici e variegate attività istituzionali svolte dal CFS , in assonanza con la lunga tradizione di rispetto e di amore per la montagna e per le foreste, siano ricollocate nella nuova Direzione Generale delle Foreste. La politica di difesa, di valorizzazione e di manutenzione ambientale, con tutti i possibili riflessi sociali, richiede un impegno istituzionale nuovo e moderno, una organizzazione diversa in termini scientifici, professionali, politici e amministrativi. E’ necessario un progetto ambizioso e strategico che riconosca il valore centrale del bene “foresta” quale cardine di una politica occupazionale, sociale ed ambientale che intenda ripristinare la manutenzione dei boschi esistenti e delle relative opere di difesa idrogeologica.

E’ necessaria una nuova entità istituzionale di coordinamento e di indirizzo per attivare per valorizzare parchi nazionali e riserve non come patrimoni inerti ma come occasione di crescita per valorizzare politiche di riforestazione produttiva a sostegno della agricoltura, il tutto finalizzato alla realizzazione di una più incisiva difesa del suolo e la manutenzione del territorio.

E’ necessario ristabilire nel dibattito politico ed istituzionale un livello culturale maggiormente rispondente alle nuove esigenze del bosco e della montagna al passo con il progresso economico e della qualità della vita.

E’ necessario restituire certezza ai processi di gestione e di sviluppo  e restituire funzioni civili alla vigilanza ambientale e forestale.

Il movimento per la rinascita delle foreste e della montagna si propone di perseguire i suddetti programmi, in sintonia con l’attività statutaria dell’Unione Forestali D’Italia, organizzando incontri, convegni, studi e presentando progetti di fattibilità in materia ambientale e silvo-culturale.

Insieme per realizzare un sogno

 Il Presidente Filippo Aldini

 per Il Movimento: Franco Mattia, Fernando Fuschetti e Luigi Ranieri

Roma  Luglio  2017

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